Solitudine

solitudine

La solitudine delle madri – oltre ad essere un bellissimo libro di Matilde Trinchero – è una condizione che trapassa mente e corpo, che se da un lato ti rinnova dall’altro ti consuma e ti aliena. La nostra cultura ha idealizzato talmente tanto la figura della madre – perennemente devota e indistruttibile – che l’ha ignorata nella sua essenza e l’ha distorta.

Conoscersi, incontrarsi come madre è un’avventura tosta e faticosa.
Madre non si nasce, lo si diventa anche in solitudine, ma non solo. Ci sono dei giorni che vorresti qualcuno accanto e non in braccio e non sentirti orribile anche per questo. I sentimenti di ambivalenza che nutrono una donna che è diventata madre sono urgenti ed anche sorprendenti, perché se c’è una solitudine che ti schiaccia, ti allarma e ti allontana dall’altro; c’è anche quella bella, che ti permette di essere a tu per tu con la tua anima, capace di farti sentire forte.

La madre è quella strana creatura che può dormire poche ore e fare il lavoro di quattro persone senza chiedere nulla, di essere una sorgente inesauribile di amore e forza, di stupore e dubbi nuovi.
Madre se stai per affogare chiedi – senza mai vergognarti  – urla è normale.
Va tutto bene.

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