Vento

VentoJehsael nanananah
Jehsael…
Le finestre sono aperte.
Questa è una delle prime sere in cui le finestre sono aperte e i battenti esterni in modalità vedo-non-vedo.
Isolo i sensi.
Chiudo gli occhi e sento il profumo di gelsomino e di bucato, ma basta un alito di vento e l’odore di tabacco si infila nelle narici, sarà qualche papà silenzioso che fuma fuori al balcone e guarda in basso.
Di nuovo una refola di vento, questa volta mi accarezza il braccio, è fresca e frizzante, immagino come faccia ondeggiare tende, vibrare foglie e accarezzare gambe senza calze, traghettare promesse. Un messaggero epidermico.
E ancora alle mie orecchie… Jehsael nanananah… Jeh.saaaael… festoso e démodé.
Lo vedo quasi il palco, il pubblico, l’abbigliamento, le luci del paese, le mandorle tostate, lo zucchero filato, la liquirizia, i giochi di plastica e le caramelle – sempre le stesse dagli anni ’80.
Il suono parte da un puntino lontano laggiù nel buio.
No! Non lì! Lì sta abbaiando un cane, più oltre.
Mancano le percussioni, il flauto… il brano è molestato.
Si aggiungono altri cani, poi una moto. Il vento sta cambiando la sua direzione, ora sento solo il ticchettio dei miei tasti e l’odore del caffè nella tazzina, è finito dovrei farne ancora, ma è tardi, meglio andare.
Anzi ascolto questa e poi vado.

If it’s sweet or hot
Just give that rhythm
Everything you’ve got
It don’t mean a thing, if it ain’t got that swing

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