Faccio. Disfo

faccio disfo

Faccio.

Disfo.

Non faccio e mi arrabbio.

Quando mi arrabbio disfo altro fatto.

Ricomincio.

Faccio liste.

Le ignoro, ma non troppo.

Controllo. Verifico.

Procedo.

Ascolto.

Oceani, onde, spruzzi, scogli, creste, alghe e fari.

Brulico.

Gioco a campana, provo a stare in verticale.

Vertigini.

Non son pronta.

Allora salto.

Il cuore ride del pentagramma disegnato dalle costole.

Mi allungo.

Piove e poi c’è il sole.

Bella scoperta.

Mi allungo e vengono fuori sillabe in corsivo.

Poche parole, quelle che vorrei adoperare sono chiuse da qualche parte.

Un labirinto con un Minotauro poetico ad attendermi.

__

La porta.

Era.

Di ferro.

Certe volte di ghiaccio.

Perfino
di umano 
costato,
 allora il suono 
del bussare 
si faceva sordo
 impossibile da ascoltare.

Molti corridoi.

Conducono alla porta.

Circondano la porta.

Molti corridoi
 davanti alla porta.

Dietro alla porta.
 Invisibili.

Dorme.

La parola.

La bambina
la prende.

Sulla lingua.

Come un fiocco
di neve.

Un alfabeto.

Gelido.

Si scioglie.

Chandra Livia Candiani, La porta, la Biblioteca di Vivarium 2006

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