Di usignoli e rutti

prato_lagrispella
Ho imparato che.
Quando si diventa preda è inutile scappare.
Che sia persona, emozione o evento mi fermo e osservo.
È probabile che la cosa che mi sta inseguendo vorrà solo dire/dare qualcosa, forse restituire.
Sarà la postina, forse.
Sarà il gatto mammone o una primizia.
Sarà qualcosa che si farà preda a sua volta di fronte al mio sguardo.
Sarà un passo di danza.
Sarà niente.

Ho imparato che.
Non è la fine che mi stringe la gola, mi strazia e brucia e arde, ma l’inizio.
La fine è il destino delle cose trasformate ed è anche bellezza.
Ma l’inizio!
L’inizio è visione, nodo, intuizione.
L’inizio è il battito che entra in un ritmo.
Il tutto possibile, il tutto sbagliato che è allo stesso tempo giusto, plausibile.
L’inizio è chiave.
Tendine che brucia.
Un semensaio selvaggio.


Ma quando divento preda della malinconia – e quella è fetente – penso agli usignoli di Cioran – quelli che ruttano – e rido, rido fortissimo.


Poi mi alzo, che il prato è umido.

Post in parte ispirato da questo signore qui

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